
Essendo entrata pure io nel tunnel senza fondo di Facebook, ho notato, tra le pagine, un interessante acquerello , realizzato da un'amica mia e di Dietro Le Quinte, che è stata una volta inviata per me .
Ilaria Faraoni ha infatti dipinto questo soggetto ad ottobre per partecipare al premio Terna, indetto dall'omonima società elettrica, dal tema: "Trasmettere energia: una metafora contemporanea". Si poteva concorrere con opere pittoriche, fotografiche, elaborazioni digitali, lightbox, contaminazioni.
Senza entrare nel merito del suddetto concorso, che non ho seguito e non conosco, sono stata molto colpita dal soggetto di Ilaria.
Già il tema: "Trasmettere energia..."
E poi il titolo del lavoro, "Giù la maschera", e la motivazione di Ilaria:
"La maschera, bianca ed inespressiva, simboleggia l'assenza di sentimenti, la staticità.
Toglierla vuol dire prendere coscienza di sé e degli altri, riscoprire la forza delle passioni che fanno agire; significa liberarsi dall'apatia, dal restare chiusi nella sicurezza del proprio guscio per rischiare e tendere una mano all'umanità: da tale risveglio si genera la luce dell'energia positiva che porta solidarietà, comprensione, progresso sociale e umano."
La maschera è uno dei temi sacri del teatro.
Una maschera campeggia nel logo del mio Blog, in alto.
Nei primi corsi di recitazione che ho frequentato, si facevano esercizi con la maschera neutra, bianca, inespressiva, vagamente inquietante: solo con il movimento del corpo si doveva far capire i sentimenti che volevamo rappresentare.
Facendo teatro, mi sono accorta che pure io, sempre, nella vita portavo una maschera, in ogni occasione: per la strada, al lavoro e prima ancora a scuola.
Anche con gli amici, ahimè. E persino con il mio ex!
L'età dell'adolescenza, in cui si ha bisogno di sentirsi accettati e si finge di essere quello che non si è, per essere come gli altri.

Facendo teatro e portando prima la maschera neutra e poi quella dei vari ruoli, una maschera che non si vede, che non c'è, ma che è personaggio, piano piano ho iniziato ad abbandonare le maschere nella vita reale, a levarle lentamente dalla faccia, come The Mask, come quelle facce di gomma che si vedono nei cartoni.
Delle maschere che tendono persino a farti cambiare personalità.
Dopo anni di lavoro con il teatro, ora sono io, Silvia Arosio, con i miei pregi ed i miei difetti.
Prendere o lasciare.
Certo, alcune maschere non si possono abbandonare, come il tailleur per le interviste di un certo tipo.
Ma con gli amici e le persone che frequento per me stessa, sono io, Silvia e stop.
Dice Ilaria: "Toglierla vuol dire prendere coscienza di sé e degli altri, riscoprire la forza delle passioni che fanno agire; significa liberarsi dall'apatia, dal restare chiusi nella sicurezza del proprio guscio per rischiare e tendere una mano all'umanità".
E da qui, nasce energia, quella che abbiamo dentro e che viene fuori, non più bloccata dalla maschera sul viso: "Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando fosse di nuovo entrato a parlare con Lui" (Esodo 34:1-35).
"Da tale risveglio si genera la luce dell'energia positiva che porta solidarietà, comprensione, progresso sociale e umano."
Il teatro per me è stato risveglio, energia, progresso.
E amicizie. Tante. E rapporti veri, senza maschera, anche con gli artisti che frequento.
L'opera di Ilaria mi ha fatti ripercorrere questo cammino. E mi sento di consigliare a tutti di "fare Teatro", per vivere meglio la propria vita.
Grazie, Ilaria e complimenti.
Brava Silvia, bell'articolo! Penso che tu abbia colto nel segno, il teatro ci costringe a togliere la nostra maschera per indossare quella dei personaggi che interpretiamo. Questa operazione ci lascia scoperti, vulnerabili ma ci fà vedere come siamo realmente e come abbiamo finto di essere dietro la nostra maschera protettiva e in quel momento dobbiamo decidere se tenerla o gettarla definitivamente. Il teatro ci aiuta a crescere e non esiste un'età per smettere, quindi andiamo avanti perchè siamo ancora bambini!
Anch'io VVB!!!! E grazie ad entrambe per le vostre parole e per per tutto quello che mi state facendo vivere!
Garzie a voi di tutto e della amicizia. VVB!
Complimenti a Silvia per l'ottimo articolo ed a Ilaria mia collaboratrice di grande pregio! Un abbraccio ad entrambe
Grazie a te Silvia! Sei una persona sensibile e profonda, e se il mio quadro ti ha fatto ripercorrere il tuo percorso artistico e umano sono felice! E' emozionante scoprire le mille sfumature che può assumere un'opera arricchendosi a sua volta delle esperienze e della personalità di chi la fruisce.
Anch'io poi, ho spesso riflettuto sulle maschere che, nostro malgrado, siamo costretti ad indossare anche non volendo o non coscientemente, nell'arco della nostra vita o della giornata stessa; quelle più ostiche poi, sono le maschere che ti attribuiscono gli altri, imprigionandoti in un "personaggio" che hanno creato di te nella propria testa e che difficilmente si riesce ad abbattere; talvolta solo il teatro (anch'io ho recitato)riesce a liberarti e rendere possibile un ruolo che è tuo ma in cui chi ti sta accanto non ti riconosce, per pregiudizi o superficialità.
Grazie per questo articolo meraviglioso e... giù la maschera a tutti! ;-)
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alle 14:21
Silvia Arosio la blogger
Grazie, Marko! Mi spiace essere a casa con l'influenza...niente prove per El brillant de Maomett, questa settimana!
Saluta tutti e mi mancate!
Silvia....o Rosa????